giovedì 11 marzo 2010

Balkan Bang! di Alberto Custerlina (Perdisa Pop)


Se un giorno non vi andasse più di lavorare e cominciaste a fare i giornalisti (odo da lontano un coro di buu, dai: è uno scherzo, e poi la battuta mi pare venga da un giornalista) dovrete imparare tutta una serie di perifrasi professionali usate per descrivere luoghi, eventi o personaggi. Quella che mi piace di più, dato che con un sostantivo e una specificazione descrive bene una situazione intricatissima è sicuramente “la polveriera dei balcani”.
Ora, parlare della situazione dell’ex-jugoslavia in questo blog mi sembrerebbe come di gettare un petardo piuttosto potente in chiesa durante l’eucarestia. Quindi sorvolo sulla geo-politica e sulla storia recente e passata (sarei comunque impreparato, lo ammetto) e arrivo al punto: se i balcani sono una polveriera, Alberto Custerlina, Triestino classe ‘65, ci getta una miccia dentro. Risultato?  Il romanzo la cui copertina vedete qui sopra a destra: Balkan Bang!

Partiamo proprio da qui: da quello che un professore di lettere chiamerebbe peritesto (uh, per il word non esiste peritesto) editoriale e cioè, principalmente ma non solo, la copertina. La vedete anche voi lassù: vi sono disegnate quattro pistole tenute da altrettante mani che si affrontano in un classico stallo alla messicana, ovvero una di quelle situazioni in cui tutti puntano la pistola a tutti e nessuno può dirsi al sicuro, neppure se fa fuoco per primo. Bé, descrive in maniera egregia ciò che andremo a leggere: un pulp corale e cattivo in cui le etnie della polveriera convivono, si associano, si affrontano e si puntano le pistole in un crudo labirinto di giochi e doppiogiochi.
Nella polveriera di Custerlina incontriamo personaggi rudi e letali che rimangono impressi all’istante. Ci sono il vecchio boss croato morente, il nuovo criminale a la page gay e macrofallico, il poliziotto musulmano novellino, il detective scafato che usa il male per combattere il male, la dominatrice killer provocante e spietata, il mercenario del grande nord, i tre gemelli serbi pazzi e inaffidabili e, su tutti loro, veglia un’ombra smaniosa di riportare un po’ di giustizia e di risalire una personale “classifica” morale. A innesco avvenuto (e non ci vorranno che poche pagine) l’esplosione sarà dirompente e, in breve tempo, lo stallo messicano in copertina si spezzerà per diventare una guerra a tutto campo senza esclusioni di morti.
Non è una bella fiaba, quella di Custerlina, non è un libretto da leggere a cuor leggero: qui dentro c’è roba forte, roba buona. Lo sottolinea lo stile del romanzo che di sicuro non è pane da educande, ammesso che esistano ancora, da qualche parte. Tra ultraviolenza e un po’ di vecchio sano su e giù, Balkan Bang conquista non solo per la ferocia ma anche per la capacità dell’autore di descrivere gli elementi di un mondo così vicino a noi eppure così alieno, in cui non esiste una frontiera ben precisa perché ogni abitante, con la sua storia, le sue tradizioni e il suo credo religioso fa di se stesso una frontiera ambulante. Fin dalle prime pagine, infatti, ci rendiamo conto della perizia del Nostro nel riportare su carta gli elementi di una realtà così multiforme: dai modelli di automobili e armi fino alle relazioni tra etnie. Nulla di ciò che andremo a leggere è stereotipato, tantomeno i dialoghi: mimetici e credibili, che ci ricordano un po’ il Tarantino degli inizi e ci aiutano ad immergerci completamente nelle grevi atmosfere di Sarajevo, una città che cerca con tutte le forze di trovare una sorta di quotidianità dopo che tanto sangue è stato versato.

Balkan Bang, torno a dire, non va preso tanto alla leggera: c’è persino il rischio di imparare qualcosa dalle sue pagine. C’è persino il rischio che ci faccia delle domande a cui non sappiamo rispondere: domande sulla natura della fiducia, sulla differenza tra sadismo e sete di giustizia, sui metodi giusti per sconfiggere un male profondamente radicato senza però intaccare il bene. Consigliato a chi ama il pulp e il thriller ma anche  a chi cerca qualcosa di più oltre al “dulce” di una narrativa di pura evasione.

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